domenica 24 ottobre 2010

Il Politecnico di Milano

Io non sono poi un grande attivista.
Ho un piccolo blog, che forse leggeranno dieci persone una volta ogni due mesi.
Non partecipo a molte manifestazioni di piazza, soprattutto da quando nel Luglio del 2001 mi è toccato di scappare per non essere preso a mazzate dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato in assetto antisommossa.
Ho l'occasione, per lavoro e per passione, di portare l'attenzione dei miei studenti e del mio pubblico - giovani, adulti o anziani - su alcune cose in cui credo: l'onestà, la limpidezza delle azioni e delle intenzioni, la responsabilità di fronte alle proprie scelte, il rispetto dell'Uomo e della Natura, l'impegno sociale che ne deriva, l'approfondimento della ricerca spirituale.
Sono anni che, in ogni occasione che ho, ribadisco che il sistema scolastico di questo povero Paese non ha nessuna speranza, se continua ad essere regolato nel modo in cui è regolato (e compulsivamente riformato) oggi.
Ora siamo alla corda, e anche gli alti papaveri dell'Università italiana se ne accorgono (alla buon'ora).
Basti vedere cosa hanno scritto sulla prima pagina del sito del Politecnico di Milano:
Fatelo, per favore, e leggete fino in fondo.
Scaricate il documento in .pdf, e leggetelo.
Spegnete la radio, la televisione, il telefonino, investite dieci minuti della vostra vita per pensare a ciò che significano tutte quelle parole e quei dati, nelle loro eleganti e colorate tabelle.
Soprattutto se siete genitori, come me, di bambini ancora molto piccoli e pensate di avere a cuore il futuro dei vostri figli - se non proprio quello del vostro Paese.
Se pensate, come me, che la situazione sia insostenibile, scrivete due righe a chi governa questo povero Paese, e diteglielo.
Si può fare facilmente, basta andare a questo indirizzo:
e scrivere quello che pensate.
Grazie.

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