sabato 23 ottobre 2010

Imparare dalla storia

P. Wells, nel libro La battaglia che fermò l'Impero Romano, afferma - a proposito dei Germani che nel corso del I secolo a.C. militarono come ausiliari nell'esercito di Giulio Cesare che conquistava le Gallie, imponendo all'Europa centrale una drammatica accelerazione dell'attività militare: "in un certo senso, i romani stessi addestrarono quei soldati stranieri che un giorno si sarebbero ribellati, mettendo in atto le pratiche apprese, per fermare l'espansione dell'Impero".
Se invece di finanziare la ricerca per armi sempre più sofisticate e complesse, finanziassimo quella storica, che ci aiuta a imparare dagli errori dei nostri progenitori, forse riusciremmo anche a evitare di ripetere, a distanza di duemila anni, gli stessi errori. Per esempio, armare e addestrare l'esercito di Saddam Hussein per contrastare la rivoluzione khomeinista, e poi dover intervenire per eliminare il dittatore, diventato pericolosamente autonomo nella gestione del petrolio e di quell'area strategica. Oppure armare e addestrare i mujahiddin di personaggi come Osama Bin Laden, per poi ritrovarseli sugli aerei sopra New York a fare il loro jihad contro l'alleato di un tempo, diventato improvvisamente un nemico metafisico. Alla fine, il risultato è sempre lo stesso: l'Impero ci rimette qualche soldato, la popolazione locale viene falciata dalle bombe, dalla fame, dalle malattie - insomma, dalle solite, scontate conseguenze della guerra - e la trionfante avanzata della Civiltà e della Democrazia rimane una bandiera strappata nelle mani di un povero signifer.
Infinite sorti e progressive, davvero.

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